MASTOPLASTICA ADDITIVA

Aumenta il volume e dai forma al tuo seno





Mastoplastica additiva

Per aumentare il volume delle mammelle


La mastoplastica additiva è l’intervento di chirurgia plastica che permette di ottenere un aumento del volume delle mammelle, migliorandone la forma e la simmetria, mediante l’uso di materiale protesico.

Per chi è indicata la mastoplastica additiva

L’intervento di mastoplastica additiva è indicato per le donne che presentano mammelle assenti o piccole oppure mammelle rilassate e cadenti, a causa dell’età, di perdite di peso o di gravidanze o in giovani donne con asimmetria mammaria, con ridotta espansione della pelle e della ghiandola del polo inferiore (cosiddetto lower constricted breast) o affette dal più raro seno tuberoso, la più nota malformazione di sviluppo del seno. Per legge l’impianto di protesi mammarie ai soli fini estetici è consentito solo su coloro che abbiano compiuto la maggiore età. Il divieto di uso su persone minorenni non si applica però nei casi di gravi malformazioni congenite, aplasie e asimmetrie di sviluppo dopo la pubertà. La mastoplastica additiva o la sostituzione delle protesi può essere realizzata anche su donne di settanta anni o più se necessario e se le condizioni generali sono buone.

Progettazione del seno con protesi

Una fase importante e delicata della mastoplastica additiva consiste nella scelta della protesi, che deve essere adatta alle caratteristiche fisiche e dei tessuti della paziente, all’anatomia del torace e del seno, allo studio delle proporzioni quasi artistiche del seno ideale, in modo da ottenere un risultato più naturale possibile. La scelta è personale ed è variabile in considerazione delle aspettative della donna e dell’esperienza specifica del chirurgo estetico.

Zenith System

La scelta della protesi

All’esame diretto del seno è importante aggiungere una valutazione senologica sempre eseguita dal dott. Riggio in virtù della sua speciale esperienza di esperto chirurgo plastico, chirurgo estetico e senologo. Alla donna interessata all’aumento del seno la più appropriata scelta della protesi si avvale di visualizzazione di foto del prima e del dopo di casi già operati e all’ausilio di sofisticati riproduzioni in 3D che scannerizzano la propria immagine corporea e la rendono visualizzabile in esempi di realtà virtuale prima e dopo l’intervento, anche comodamente da casa propria sullo smartphone. (qui va inserito riferimento al sistema 3D di crisalix)

La scelta della migliore protesi va di pari passo con la scelta del migliore chirurgo. Un risultato naturale e un post-operatorio con pochi o nulli dolori e più rapido ritorno alla vita normale, dipenderà prevalentemente dal chirurgo a cui ci affida. Il dott. Riggio utilizza protesi delle maggiori marche, di ogni tipo sia anatomico che rotondo. Non utilizza mai la stessa protesi per ogni seno e per ogni donna ma segue un originale approccio (metodo Zenith System, 2012) teso a personalizzare la scelta della protesi che deve essere una decisione sì guidata del medico ma sempre condivisa individualmente con ciascuna paziente. Con un neologismo di derivazione inglese “customizzare” l’operazione di mastoplastica additiva, per il migliore customized aesthetic result in the breast. Solamente così la mastoplastica additiva diventa esclusiva e così naturale da far apparire un seno rifatto con protesi un seno naturalmente bello, senza far sospettare l’abile mano del chirurgo plastico ma solo quella di Madre Natura.

Come si svolge l’intervento

La mastoplastica additiva è generalmente eseguita in regime di day-hospital o con ricovero di 24 ore massimo, è preferita l’anestesia generale con intubazione o in maschera laringea, in alcuni casi sedazione e anestesia locale. L’operazione ha una durata di 60-90 minuti.

Tecniche di mastoplastica additiva

  1. Impianto sottoghiandolare

La tasca contenente la protesi si trova tra la ghiandola mammaria e il muscolo grande pettorale. Consente di proiettare la parte centrale e riempire il polo inferiore della mammella più adeguatamente, in particolar modo quando è presente un eccesso di pelle e il seno è rilassato.

  1. Impianto sottomuscolare

La tasca contenente la protesi si trova sotto il muscolo grande pettorale per due terzi. Permette di nascondere meglio la protesi, specialmente il profilo superiore, in donne con un sottile strato di cute e grasso.

  1. Impianto misto, in due piani (“dual plane”)

La tasca contenente la protesi è parzialmente sotto il muscolo grande pettorale, solo in corrispondenza della parte più alta della mammella, in modo che nell’area centrale del seno al di sotto dell’areola la protesi risulti prevalentemente sottoghiandolare, con il fine di produrre una proiezione migliore. Esistono più tecniche dual plane note a livello internazionale. Esistono 4 tipi di tasca dual plane, derivanti delle indicazioni originali del chirurgo esperto J.B. Tebbetts di Dallas dove viene sollevato il piano ghiandolare dal piano del muscolo pettorale. Esistono modifiche della tecnica dual plane, secondo l’americano S. Spear o la tecnica del muscle splitting del turco Khan fino alla presentazione della tecnica Vertical Plane del dott. Riggio presentata per la prima volta nel 2018 al congresso mondiale ISAPS in Miami davanti a un consensus scientifico di esperti e colleghi di molte nazionalità.

In casi selezionati l’inserimento può diventare anche sottofasciale, anziché sottoghiandolare, nella parte laterale del seno sopra il muscolo gran dentato in presenza di tessuti cutanei sottili e poco elastici.

  1. Impianto sottofasciale

La protesi è inserita sotto la fascia propria del muscolo grande pettorale, fra la fascia e le fibre del muscolo . Si tratta di una tecnica descritta in alcune pubblicazioni ma senza provati vantaggi a lungo termine rispetto alle altre tecniche. Ha effetti simili all’impianto sottoghiandolare, aggiunge a questa uno spessore minimo, ben inferiore ad un millimetro.

Interventi associabili alla mastoplastica additiva

La presenza di un capezzolo troppo basso e, dopo la gravidanza, la presenza di smagliature della pelle del seno può essere corretta associando un vero e proprio lifting della mammella all’aumento di volume, mediante moderne tecniche. La mastopessi round-block, preferibilmente, o la mastopessi con cicatrice verticale può essere associata alla mastoplastica additiva con impianto in parte sottopettorale o dual plane, per ottenere risultati migliori con cicatrici minori.

Alla mastoplastica additiva può essere associato il lipofilling per nascondere meglio la protesi, per dare un effetto più naturale al décolleté , per correggere asimmetrie di forma e volume, In alcuni casi è conveniente eseguire il trapianto di grasso contemporaneamente alla additiva, in altri casi in tempi operatori successivi.

Queste due tecniche sono associate per migliorare l’aspetto del lower constricted breast e inevitabilmente quello del seno tuberoso (tuberous or tubular breast)

Decorso post-operatorio

Nelle mastoplastiche primarie il drenaggio può essere evitato senza aver alcun aumento di rischio di complicanze, tale scelta dipende dall’esperienza personale e della sicurezza propria che differisce da chirurgo a chirurgo. Nelle quarantotto ore successive all’intervento è necessario rimanere a riposo. Nei primi giorni possono manifestarsi ecchimosi e gonfiore che tendono a scomparire progressivamente. Dopo circa una settimana è possibile riprendere la propria attività lavorativa, se non comporta sforzi eccessivi. Astenersi da attività maggiori con le braccia e da attività sportive per un mese almeno.

Mastoplastica additiva: risultati

I risultati dell’intervento di mastoplastica additiva sono generalmente molto buoni e duraturi se la progettazione dell’intervento abbia seguito un metodo razionale e se la tecnica chirurgica utilizzata sia eseguita secondo arte e con precisione. La soddisfazione delle pazienti è in genere molto elevata e migliora autostima e vita di relazione. Quindi sotto certi aspetti i risultati possono essere permanenti a lungo ma non si possono però considerare definitivi a causa dei normali processi di invecchiamento a cui è soggetto il seno e l’usura della protesi con l’eventualità della sua sostituzione per rottura. La rottura di una protesi è un evento infrequente nei primi 10 anni. Per le protesi di qualità migliore, meno di 1 su 10 protesi si rompe nei primi dieci anni. Il 90% dura oltre. Non vi è quindi una scadenza definita. Le protesi possono durare in alcuni casi anche venti-trenta anni come pure raramente dopo solo uno-due anni. L’importante è effettuare controlli periodici per escludere la rottura e altri effetti collaterali o complicanze varie quali le contratture capsulari e le rotazioni fino alla molto rara incidenza di casi di ALCL correlati ad una specifica infiammazione cronica del tessuto capsulare, da sospettare in caso di tumefazione evidente con raccolta liquida che non si riassorbe e che non è riconducibile ad una causa nota (intervento recente o trauma occasionale)

Quali sono le più frequenti complicanze correlate alle protesi. La rigidità protesica, meglio conosciuta come contrattura capsulare di grado 3 e 4 secondo la classificazione di Baker è molto meno frequente nelle protesi a superficie testurizzata che liscia. La deformazione e ripiegatura della protesi (in inglese rippling) è minore nelle protesi, generalmente anatomiche, contenenti gel di silicone ad alta coesività. La rotazione delle protesi può accadere anche con le protesi rotonde e dipende non solo dalla protesi ma anche dalle modalità con cui si confeziona la tasca che contiene la protesi o dalle caratteristiche di partenza del seno. Nelle mani di chirurghi esperti il rischio di rotazione è inferiore al 5% e i reinterventi essere inferiore all’1% di tutte le protesi.Nelle casistiche pubblicate del dott. Riggio la rotazione in mastoplastiche additive primarie è dell’1%.

Gravidanza e allattamento sono possibili

leggi: Chirurgia estetica: se il risultanto non convince, cosa fare?

Le informazioni sulle eventuali controindicazioni e complicanze di ogni intervento chirurgico saranno fornite durante la prima visita, in seguito all’esame del caso specifico.

Quali sono le caratteristiche delle protesi mammarie, come sono fatte, di che materiale, quali modelli e marche esistono

Materiale: silicone, zuccheri, oli. Il silicone è un materiale inerte, che non dà allergie specifiche, di origine dai silicati (sostanze con molecole più piccole, non assorbibili dal nostro intestino, sono presenti anche negli alimenti). Anche i ciucci dei neonati sono in silicone.

Superficie: liscia oppure ruvida (micro-testurizzata più o meno a seconda del brand e della marca, secondo le nuove normative ISO la macro-testurizzazione come pure la nano-testurizzazione ha specifiche dimensioni che non appartengono alle protesi sul mercato)

Involucro: membrana di silicone solido di rivestimento della protesi, in termini fisici denominato elastomero di silicone e strutturato in più strati (le protesi migliori hanno un triplice strato protettivo) che garantisce maggiore impermeabilità al passaggio di fluidi da esterno a interno e viceversa (bleeding siliconico), maggiore durata nel tempo e resistenza della protesi alla rottura. Tutte le protesi hanno un rivestimento in silicone eccetto le protesi in poliuretano il cui strato più esterno è in poliuretano, temporaneamente perché col tempo si dissolve in quanto biodegradabile e la protesi assumerà le caratteristiche di un elastomero di silicone liscio). In Europa le protesi rivestite di Poliuretano sono le Microthane di Polytech mentre in SudAmerica anche la Silimed resta come produttore di poliuretano. Perchè usare il poliuretano? Potrebbe ridurre la, già bassa, percentuale di contrattura capsulare.

Forma: rotonda oppure a goccia (anatomica), in inglese “tear-drop or gummy-bear implants”)

Composizione gel interno: attualmente tutte le protesi hanno un gel di silicone medicale. Tutte le protesi sono coesive cioè hanno un aspetto di una gelatina più o meno densa. Le protesi variano in funzione della maggiore o minore coesività. Una maggiore coesività mantiene meglio la forma della protesi ed è necessaria per le protesi anatomiche specialmente, ma anche garantisce una maggiore compattezza e durata nel tempo della forma della protesi, verosimilmente meno deformazione e rippling e meno rotture. Al tatto, alla palpazione, la protesi a maggiore coesività ha una consistenza maggiore di una a scarsa coesività. Le uniche protesi con doppio gel interno a alta coesività e caratteristiche anatomiche speciali e molto naturali sono le Natrelle dual gel style 510 di Allergan e anche le Diagon/gel di Polytech.

Dimensioni: base o larghezza, proiezione o profilo, altezza; queste dimensioni fanno in modo da regolare la forma e il volume che una protesi può avere e possono variare tantissimo, soprattutto nelle protesi anatomiche. Generalmente i modelli dimensionali delle protesi rotonde sono 3 o 4 mentre i modelli delle protesi anatomiche variano da 3 a 12, anche 15. Le protesi di una marca possono dare effetti e forme differenti l’una dall’altra, sta al chirurgo plastico esperto distinguerle e scegliere quella che si adatta meglio al fisico di ciascuna donna e alle aspettative di ciascuna delle sue pazienti.

Volume / Peso: le protesi sono catalogate non solo per il modello e la forma ma anche per il volume o il peso. Difatti sono misurate in millilitri o centimetri cubici oppure in grammi, da 80 ad oltre 600. Il volume e il peso possono corrispondere ma non sempre è così. Generalmente il volume può essere di poco, maggiore, del peso. Esiste in particolare una protesi differente da tutte le altre, pur sempre ad alta coesività, che presenta una significativa riduzione del peso grazie all’esclusivo gel in silicone che contiene n microsfere di borosilicato sferiche (B-lite) che forniscono leggerezza e robustezza allo stesso tempo, consentendo l’impiego di una quantità inferiore di gel; ciò consente di ridurre il peso fino al 30%.

Industrie produttrici: USA, UE, Israele: le aziende produttrici storiche sono americane, la più importante e quella che ha progettato per prima le moderne protesi anatomiche la Allergan (col marchio che precedentemente si chiamava McGhan e poi Inamed), la seconda la Mentor di Johnson & Johnson. La Motiva con le sue protesi ergonomiche di Esthablishment labs con direzione e produzione in Costa Rica. Delle industrie europee esiste la Nagor prodotta in Scozia, la Polytech prodotta in Germania e numerose ditte francesi come Sebbin, Arion, Eurosilicone e in passato la PIP chiusa dopo lo scandalo del silicone usato di tipo non medicale. La nuova generazione di protesi B-lite, più leggere, sono prodotte in Israele. Le protesi sono dispositivi medici che negli Stati Uniti sottostanno a rigide documentazioni e dati scientifici con follow-dell’ente sanitario regolatore FDA (sono autorizzate solo Allergan e Mentor), mentre in Europa e Sud America sono autorizzate ed utilizzate anche tutte le altre marche di protesi. Alcune aziende hanno al loro interno linee e brand differenti e fabbriche differenti. Ad esempio Allergan distribuisce Natrelle anatomiche e Inspira rotonde, top della produzione, oppure la linea meno costosa CUI mentre la GC Aesthetics Global distribuisce i brand Eurosilicone e Nagor.

Garanzia protesi: Erroneamente si pensa che le protesi durino tutta la vita come pure, al contrario, che le protesi devono essere sostituite dopo dieci anni come erroneamente si pensa nei forum, in internet, e anche purtroppo fra alcuni chirurghi “non aggiornati da decenni”. La singola protesi è da sostituire quando un’esame, ecografia o la risonanza magnetica specialmente, documentano la presenza di una rottura che se recente sarà di tipo intra-capsulare o se presente da anni extra-capsulare. Una protesi può raramente rompersi dopo un anno o durare venti e più anni, Almeno una volta, nella maggioranza delle donne, succederà di doversi rioperare.

La maggior parte dei produttori forniscono a titolo gratuito e vita natural durante la nuova protesi della stessa marca in caso di seconda operazione per rottura ma anche per contrattura capsulare di grado 3 e 4. Sono poche quelle che forniscono la coppia di protesi gratuitamente anche se la rottura è unilaterale e, volendo, di modello e volume differente se richiesto dalla paziente. Solamente l’Allergan prevede la possibilità di un aggiuntivo rimborso pari a 1000 euro pro contributo costi di sostituzione se la rottura accade entro i dieci anni dall’operazione di mastoplastica additiva. Per altre informazioni su prezzi e garanzie è possibile rivolgersi direttamente alle aziende. La denuncia della protesi rotta, che potrà essere accertata in modo definitivo dopo la rimozione chirurgica, spetta al chirurgo. Si raccomanda di conservare sempre documentazione ufficiale delle protesi e della fattura rilasciata dal produttore.


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Dr. Egidio Riggio Partita Iva 04670810961

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